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Categoria: Approfondimenti

Perché Facebook ha comprato (a caro prezzo) il non redditizio WhatsApp?

WWWMark Zuckerberg paga 19 miliardi di dollari (tra azioni Facebook e contanti) per acquistare WhatsApp, il sistema di messaggistica istantanea che cresce di un milione di utenti al giorno. Perché l’ha fatto? Cerchiamo di capirlo.

Mark Zuckerberg, il fondatore di Facebook, ha appena acquistato per 19 miliardi di dollari WhatsApp. Ha messo sul tavolo l’equivalente di 12 miliardi di azioni di Facebook e staccato un assegno da 4 miliardi di dollari (gli altri 3 miliardi sono costituiti da azioni vincolate per i dipendenti e i fondatori di WhatsApp). Un bel gruzzolo, soprattutto se confrontato a quello speso sempre da Mark nel 2012 per comprare Instagram (poco meno di un miliardo di $).

Gli italiani che acquistano online sono 13,5 milioni. Finisce l’era del passaparola?

ecommerce-carrelloShopify è un negozio che produce negozi. Tecnicamente è una tra le tanti soluzioni di software as a service per implementare servizi di e-commerce. Nella pratica invece è l’indizio che l’informatica dentro al commercio elettronico sembra essere diventata una applicazione, neanche troppo complicata, quasi quasi si può addirittura descriverla come una commodity alla portata di qualsiasi esercizio commerciale. In realtà però non è così. Quantomeno in Italia. «Da noi accade il contrario, ovvero che la domanda è più evoluta dell’offerta – spiega Roberto Liscia, presidente di Netcomm tra i relatori dell’evento Internet Days (www.internetdays.com) –.

Il consumatore si aspetta semplicità, di poter ordinare con lo smartphone, magari solo con un click. Il nostro mercato è invece drammaticamente indietro e anche nelle mani di pochi attori: 200 siti fanno il 75% del commercio totale». Quello dell’e-commerce è un gioco per pochi giganti. Altro che teoria della coda lunga. «Riesce a sopravvivere su internet chi investe, ha una strategia internazionale e sa come posizionarsi sui motori di ricerca. Servono quindi investimenti e una strategia internazionale». Per Liscia serve avere economie di scala che le nostre aziende non hanno. «I grandi giocatori come eBay e Amazon si possono permettere di fare acquisti globali. Da noi ci sono eccellenze come Yoox nel fashion e il Gruppo Banzai nella vendite di tecnologie. Ma è bene ricordare – sottolinea il presidente di Netcomm – che in Italia il saldo digitale del commercio è negativo per un miliardo di euro».

Un confronto impari che spinge Liscia a ipotizzare come possibile soluzione quella di ricorrere alle antiche logiche dei distretti, vale a dire mettere insieme i piccoli. «Perché no? – si domanda – Ha funzionato in passato». Per consolarci c’è il salto nel futuro del consumatore. In pratica gli italiani non hanno più paura del commercio elettronico. I dati dell’osservatorio Netcomm confermano che è cambiata completamente la percezione. Sono 13,5 milioni di italiani che acquistano online (+35%) su un totale di 30 milioni di consumatori. In pratica uno su due si dà allo shopping elettronico. La massa critica è stata raggiunta. L’era del passaparola è finita.

fonte: http://www.ilsole24ore.com

Informazione, gli italiani scelgono il web. Giornali di carta addio?

notizie on lineGli italiani preferiscono il web alla carta stampata. Per noi di ItaliachiamaItalia, che con internet ci lavoriamo ogni giorno, non è una novità. Ma crediamo non sia una novità nemmeno per quegli editori che vedono ridursi le vendite dei propri prodotti cartacei giorno dopo giorno, ormai da tempo. Chi ci va più in edicola? Con i giornali tradizionali dopo le dieci del mattino ci si incarta il pesce al mercato, ricordate? Eppure i contributi statali quando si tratta di giornali ‘di carta’ piovono… Anche per ciò che riguarda i giornali italiani all’estero. Ma chi li compra poi?

Al contrario, per il web non c’è niente. Non esistono contributi. L’Italia non sostiene il www. Quella a favore dell’informazione online è una battaglia che ItaliachiamaItalia porta avanti da tempo. Ma a quanto pare, siamo soli in questa lotta. La politica? Pensa sempre e solo ai fatti propri. Vatti a fidare delle promesse di certi politici.

Veniamo ai dati. A monitorare l’evoluzione del consumo dei media nel BelPaese ci ha pensato la nona edizione del Rapporto sulla comunicazione del Censis-Ucsi. E così scopriamo che gli italiani si confermano un popolo di teledipendenti con un consumo che oltrepassa il 97 per cento. La televisione continua ad essere la vera signora delle nostre case. Ma il web avanza. E sempre più connazionali, dentro e fuori i confini dello Stivale, sono ormai degli esperti “navigatori”. E chi non lo è, lo sta diventando. Internet per la prima volta supera infatti la soglia psicologica del 50 per cento. Ottimo.

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