Una tassa sugli smartphone. È questa la proposta di Siae e Confindustria Cultura al ministro Dario Franceschini, destinato a incontrare lunedì 10 marzo il cantautore Gino Paoli, presidente della Siae.
Dopo le dimissioni del governo Letta, il decreto che aggiorna il «compenso della copia privata di contenuti acquistati legalmente» è rimasto fermo, ma ora è stato chiesto al ministero della Cultura di approvarlo.
Come si legge su Repubblica, il presupposto del pagamento è che chi acquista determinati strumenti tecnologici (dagli smartphone ai tablet e le chiavette Usb) utilizzandoli compirà prima o poi una violazione del diritto d’autore, scaricando illegalmente musica o video.
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Le statistiche etichettano impietosamente l’Italia come regione retrograda. L’esigua percentuale di connazionali che utilizza Internet è sconfortante ed è lo specchio di un fin troppo palpabile analfabetismo digitale. Un recentissimo rapporto d’oltreoceano, però, ci mette in allarme. Se non ci impegniamo ad essere sempre più asini, rischiamo di farci strappare uno dei pochi primati che ancora possiamo vantare nel vergognoso palmares del Belpaese.
Sequestrati 46 domini tra portali di link a contenuti in violazione del diritto d’autore, motori di ricerca torrent e siti di streaming
La Guardia di Finanza, su ordine del Giudice per le indagini preliminari (Gip) di Roma e su richiesta della procura della Capitale, ha sequestrato quarantasei domini che agivano come raccoglitori di link a contenuti pirata, fruibili in streaming, con il download diretto o a mezzo torrent.
L’opinione dei medici sui presunti rischi da onde elettromagnetiche: «Esporsi per 24 ore equivale a una telefonata di 20 minuti sul cellulare. E neanche questo è dimostrato essere dannoso»
«Se davvero le onde wi-fi facessero male, allora dovremmo smettere di usare anche radiosveglia e televisore. Entrambi ricevono onde radio più potenti, perché le emittenti sono molto lontane e quindi è necessaria una forza estremamente maggiore».
Quasi 1 su 4 promuove la tecnologia nella vita di tutti i giorni.
Al primo posto ci sono i viaggi, poi la natura e dopo la musica. A conferma che navigatori e poeti abbondano tra gli italiani. Poi c’è la cucina, ma la tecnologia sta velocemente scalando la classifica delle passioni. In quella generale è al sesto posto, ma se si considera solo la parte maschile di questo universo, la tecnologia sale al 3° posto (33,9%), mentre per i giovani (19-29 anni) la tecnologia è addirittura la passione numero uno (51,8%). Destinata a cambiare profondamente le abitudini degli italiani. I dispositivi Hi-tech sono impiegati “nella vita di tutti i giorni” dal 91% del campione e il trend è verso un utilizzo sempre più capillare, se si pensa che il 64,3% indica che nel prossimo futuro la tecnologia per la cura del sé sarà ancora più diffusa nell’area salute, il 18% pensa che acquisterà più rilevanza nel settore benessere e quasi il 10% crede che sarà più usata per l’igiene e la bellezza.
I pazienti votano i migliori istituti sul portale. Per il governo “rivoluzione copernicana”
Votare online gli ospedali e costruire, giorno per giorno, una mappa dei migliori servizi offerti dalla sanità. E’ quanto annunciato dal ministro Beatrice Lorenzin, che definisce l’operazione una “rivoluzione copernicana della salute”.
Entro il 2029 i computer saranno in grado di capire il nostro linguaggio, imparare dalle nostre esperienze e superare in astuzia anche il più intelligente degli esseri umani.
Questa è la tesi, riportata dall’Independent, di Ray Kurzwell, direttore di ingegneria presso il colosso del motore di ricerca Google, che ha fatto notare come già nel 1990 un computer fosse in grado di battere un campione di scacchi e di come l’evoluzione tecnologica stia portando a realtà computerizzate sempre più sofisticate.
Tra macchine «smart» e treni connessi, il mezzo di trasporto per definizione più tecnologico, l’aereo, rischia di essere quello più arretrato. Problemi di sicurezza impongono dispositivi tecnologici spenti e offline, ma lo show tecnologico deve andare avanti. E le aziende che producono dispositivi mobili spingono perché le regole vengano cambiate. Jeff Bezos di Amazon raccontava al New York Times di come ogni grande marchio faccia degli esperimenti in casa per cambiare la cultura tecnologica di volo: «Abbiamo caricato un aereo di Kindle accesi, e tutti sono atterrati senza problemi». Così sempre più compagnie permettono di tenere accesi i dispositivi durante il decollo e l’atterraggio (in Europea pioniera è la British), e la possibilità di avere un wi-fi a bordo sta diventando un’abitudine.
Mark Zuckerberg paga 19 miliardi di dollari (tra azioni Facebook e contanti) per acquistare WhatsApp, il sistema di messaggistica istantanea che cresce di un milione di utenti al giorno. Perché l’ha fatto? Cerchiamo di capirlo.
Mark Zuckerberg, il fondatore di Facebook, ha appena acquistato per 19 miliardi di dollari WhatsApp. Ha messo sul tavolo l’equivalente di 12 miliardi di azioni di Facebook e staccato un assegno da 4 miliardi di dollari (gli altri 3 miliardi sono costituiti da azioni vincolate per i dipendenti e i fondatori di WhatsApp). Un bel gruzzolo, soprattutto se confrontato a quello speso sempre da Mark nel 2012 per comprare Instagram (poco meno di un miliardo di $).
