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Falla nelle SIM, a rischio 750 milioni di telefonini

sim cardC’è una falla, nelle SIM dei telefoni cellulari, che può consentire a chi la sfrutta di eseguire da remoto diverse operazioni sul telefonino, senza che il proprietario se ne accorga.

A scoprire la vulnerabilità, conducendo test per due anni su circa 1.000 telefoni in USA ed Europa, è stato il ricercatore tedesco Karsten Nohl, fondatore di Security Research Labs, il quale rivelerà i dettagli del proprio lavoro durante la prossima Black Hat Conference.

Il problema riguarda quelle SIM che si affidano al vecchio algoritmo di cifratura DES per crittografare i comandi OTA (come gli aggiornamenti software) ricevibili via SMS “silenziosi” (ossia non segnalati all’utente) e consegnati direttamente alla SIM.

Il Garante e le “mutazioni” dello spam

spam 2C’è lo spam amico e lo spam selvaggio. Il Garante Privacy traccia la linea di demarcazione: no al rastrellamento di email sui social network, sì al bombardamento di fan e follower, che hanno dato implicito consenso.

Il consenso informato dell’utente è imprescindibile: le offerte commerciali disseminate con la mediazione della Rete, anche inviate attraverso servizi di messaggistica, non possono essere recapitate senza che il destinatario abbia in qualche modo acconsentito a riceverle, anche con un like. Il Garante Garante per la protezione dei dati personali italiano lo ha ribadito in un documento che traccia le linee guida per condurre attività promozionali in Rete.

Seppur in minore misura rispetto al passato, ammette il Garante, continuano a pervenire reclami che segnalano la violazione ad opera del marketing delle leggi italiane a tutela della privacy. Le multe che pendono sul capo dei trasgressori, che possono raggiungere i 500mila euro, non hanno impedito il dilagare di nuove forme di spam, che l’authority ha deciso di classificare e regolamentare, adeguandosi alla mutata realtà e agli aggiornamenti del quadro normativo in materia.

Facebook compra l’azienda del genio italiano che il nostro Paese ha respinto

dino distefanoL’Italia entra nel «cervello» di Facebook. Parliamo del suo cervello tecnologico, dei suoi software, dei suoi algoritmi. Ed il merito di questo passaggio, di questa «conquista» (enfatizzando un po’) è di Dino Distefano il genio informatico che viene dalla provincia catanese (è di Biancavilla) ma è poi migrato a Londra perché per lui nelle università italiane non c’era posto.

L’ACQUISIZIONE – Cominciamo con l’ultimo capitolo della sua storia. Facebook ha comperato la «Monoidics», la start up che lo stesso ricercatore quarantenne, oggi docente alla Queen Mary University, ha fondato coi suoi amici e colleghi (Cristiano Calcagno un altro italiano, poi Peter O’Hearn e il coreano Hongseak Yang). E’ un team affiatato di scienziati che ha stabilito il suo quartier generale nell’East londinese, nella «Silicon Valley» londinese.

IL PROGRAMMA – Dino Distefano, che partendo dall’ «età della pietra» come ha sempre confessato, cioè dalla passione adolescenziale per il Commodore, è arrivato a guadagnarsi nel novembre scorso il premio più prestigioso della Royal Society, ha inventato e brevettato il «software dei software», ovvero quella «medicina» che consente di monitorare preventivamente i sistemi tecnologici, correggendo in tempo gli errori e impedendone il default. 

Arriva BRAiVE, la prima auto senza guidatore

vislab-prototipo-braive-viaggia-in-totale-autonomia_foto_320_240La prima auto senza guidatore! VisLab, al vertice mondiale nel campo della percezione per la guida automatica, ha portato a termine una nuova sfida a 15 anni dai primi test di guida automatica su strade pubbliche. In occasione dell’evento denominato Public ROad Urban Driving, il prototipo BRAiVE ha affrontato a Parma e nei dintorni un percorso misto extraurbano, tangenziale e urbano senza guidatore in totale autonomia. Una totale rivoluzione che ci proietta direttamente in un futuro neanche troppo lontano ma tipico da film di fantascienza. Il veicolo non è telecomandato, ma è dotato di sensori che percepiscono l’ambiente circostante. I sistemi a bordo interpretano la situazione del traffico e reagiscono di conseguenza, attivando lo sterzo e modulando la velocità in modo autonomo. Le caratteristiche principali dei prototipi di VisLab sono l’utilizzo di sensori a basso costo (microtelecamere) e l’integrazione molto spinta.

Fonte: http://www.newstreet.it/auto/articoli/vislab-prototipo-braive-viaggia-in-totale-autonomia/

Vuoi che la mail arrivi a destinazione? Ecco le parole da evitare nell’oggetto

computer1. «Gratis», «regalo», «free», «omaggio» e simili proprio non funzionano più. Spesso attivano il filtro antispam e comunque nessuno cade più in trucchetti del genere. O almeno si spera.

2. Esotismi come caratteri cinesi o russi possono dare un tocco di stile alla nostra corrispondenza ma i filtri la vedono in modo diverso. Questi due Paesi infatti sono i re della posta indesiderata e i loro messaggi vengono bloccati anche quando sono leciti.

3. «Probabilmente l’hai già visto…» fa il paio con «Un messaggio da…». Se il mittente suppone che abbiamo già visto il contenuto non c’è motivo per noi di aprirlo mentre il secondo oggetto è ridondante: sappiamo già che quello che abbiamo di fronte è un messaggio e anche il mittente è specificato. Quindi, perché scriverlo di nuovo?

4. Superlativi assoluti come «grandissimo», «bellissimo», «ricchissimo» hanno la peculiare capacità di farci cliccare direttamente sul cestino per polverizzare il messaggio all’istante. Meglio mantenersi quieti con gli aggettivi, come quando si parla.

Per il 65% dei dipendenti le aziende non forniscono strumenti mobile adeguati

strumenti mobileVMware annuncia i risultati di una ricerca europea condotta da Vanson Bourne che evidenzia la complessità della gestione dell’uso dei dispositivi mobili e delle applicazioni nelle aziende europee. La maggior parte dei dipendenti italiani (65%) sostiene che la propria azienda non fornisca gli strumenti mobili o le applicazioni adatte per essere produttivi ed efficienti o delle policy in ambito mobile che assicurino la giusta flessibilità per lavorare in modo efficace in movimento (63%). L’analisi mette tuttavia in evidenza che i dipartimenti IT sono al momento incapaci di far fronte alle richieste dei dipendenti.
“C’è una chiara tendenza che vede emergere una classe di “ribelli della mobility” con una motivazione reale, una nuova ondata di dipendenti che usano i dispositivi mobili a proprio vantaggio per lavorare più efficacemente e guidare l’innovazione,” ha dichiarato Alberto Bullani, regional manager di VMware Italia.

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