NEW YORK – Avete mai volato con Veritas Airlines? “Vi ricordiamo che da questo momento in poi tutti i cellulari devono restare spenti perché possono interferire con la strumentazione di bordo. Cioè, questo è ciò che finora vi abbiamo raccontato…”. Prego? “Per la verità vi chiediamo di spegnerli perché potrebbero interferire con la rete mobile a terra: ma la richiesta non avrebbe lo stesso effetto. Del resto nella maggior parte dei voli c’è sempre qualche cellulare che resta acceso per errore: e se fossero davvero pericolosi non li avremmo neppure ammessi a bordo”.

No, Veritas Airlines non esiste. Ma la hostess virtuale inventata dal settimanale Economist ha fatto da tempo il giro del web per la gioia degli irriducibili telefonisti. Eppure l’affermazione è nero su bianco perfino sul sito della Federal Aviation Administration: “È dal 1991 che i cellulari sono stati banditi in volo perché possono interferire con le comunicazioni a terra”. Ma allora la sicurezza aerea c’entra o no?

La questione è complicata dai modelli di ultima generazione: gli smartphone che permettono l’uso in modalità “aeroplano” – con cui si può ascoltare musica, guardare un film, leggere un libro, ma non telefonare. Qui, negli Usa, la legge delega alle singole compagnie la facoltà di autorizzarne l’uso. In Europa la discrezionalità spetta invece al comandante. Ma la “veritas” dove sta?Dal 2000 a oggi,

solo una decina sono state le denunce presentate dai piloti per problemi con i telefonini. E il cellulare viene ritenuto tra le cause di almeno una tragedia aerea. Un volo charter caduto a Christchurch, Nuova Zelanda, 2003, otto morti: solo che al telefonino non c’era un passeggero, ma il pilota. Basta un solo episodio per sollevare il caso? “È la classica notizia mezza buona e mezza cattiva”, taglia corto al New York Times David Carson, un ingegnere della Boeing. “Notizia buona: gli apparecchi elettronici non provocano sempre problemi. Notizia cattiva: la gente preferisce pensare che non li provocano mai”.
La notizia cattivissima è però quello che suggerisce un altro esperto, Bill Strauss: “Un telefono che magari non funziona bene, una batteria difettosa, la strumentazione di bordo non proprio aggiornata e… boom: ecco la tempesta perfetta che provoca la tragedia”.

Eppure la certezza ancora non c’è. E così tra cellulari, iPad, iPhone e Gps si continua ad andare in ordine sparso. Dall’Europa agli Usa le telefonate sono permesse “fino alla chiusura delle porte”: è la conseguenza di un test a terra condotto 4 anni fa da American Airlines. E perché invece siamo pregati di spegnere “ogni tipo di apparecchiatura elettronica” in fase di decollo o di atterraggio? In quei momenti, spiegano alla Faa, sarebbe molto più complicato per il personale di bordo controllare ogni interferenza.
Non basta. I voli più moderni sono dotati di una protezione migliore. “Ma le migliorie tecnologiche sugli aerei si contano ogni vent’anni” dice l’esperto di sicurezza Doug Hughes “mentre l’industria degli apparecchi elettronici sforna nuovi modelli ogni settimana”. Che fare?

L’Unione europea ci sta studiando su da un paio d’anni. Nell’attesa, da Ryanair a Emirates passando per Qantas, le aerolinee di mezzo mondo si sono già attrezzate con la tecnologia “inflight”: un sistema che bypassa la rete terrestre e la strumentazione di bordo consentendo di telefonare ma non di navigare.
Negli Usa, invece, da United-Continental a Delta, è già realtà il wi-fi. Qui, al contrario, si naviga ma non si telefona: e i servizi per chiacchierare in rete, come Skype, sono disabilitati. Ma anche stavolta, come direbbe l’hostess di Veritas Airlines, la sicurezza non c’entra. Il divieto di telefonare in volo ha una spiegazione più terra terra: “Si prega di non disturbare”.

Fonte: www.repubblica.it