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Google contro la Cina su Gmail

Per Mountain View il governo di Pechino sta rallentando e bloccando il servizio di posta elettronica su web.

Nelle ultimo settimane utenti internet in Cina hanno riportato grosse difficoltà con Gmail segnalando su diversi microblog che il servizio di posta elettronica è lento o inaccessibile. Google afferma che la responsabilità è da imputare al governo di Pechino. “Sul nostro fronte non ci sono problemi tecnici. Abbiamo controllato in modo esteso”, dichiara un portavoce di Google. “Questo è un blocco governativo attentamente progettato per farlo sembrare un problema di Gmail”.

I recenti problemi di accesso non sono categorizzati come interruzioni significative da parte dei report di Google sul traffico, questo probabilmente perché sono intermittenti e men dettagliati.
Il bloc di Gmail coincide con i recenti sforzi cinesi di sopprimere qualsiasi citazione della cosiddetta “Jasmine Revolution” avviata come campagna online richiedente proteste contro il governo locale.

Gmail ha già registrato problemi in Cina in passato. A gennaio 2010 ad esempio Google aveva detto che un attacco originato dalla Cina aveva tentato di infiltrarsi e accedere ad account di posta di attivisti cinesi per i diritti umani.

Gli attuali problemi di accesso si aggiungono a una crescente lista di prodotti Google bloccati totalmente o parzialmente nel Paese. Ad esempio gli utenti  non possono più accedere a YouTube o Blogger e anche Google Maps sarà limitato se non verranno risolti questioni di licenze entro luglio.

Fonte: http://www.cwi.it

Google modifica l’algoritmo per migliorare la qualità dei risultati

L’aggiornamento riduce la visibilità dei siti «fotocopia» o di scarso valore

NEW YORK
Google ha modificato l’algoritmo del suo motore di ricerca, nel tentativo di migliorare la qualità dei risultati delle ricerche.

«L’aggiornamento – si legge sul blog di Mountain View – è pensato per ridurre il ranking, ovvero la visibilità nei risultati di ricerca, dei siti di bassa qualità, quelli che hanno pochi contenuti di valore aggiunto per gli internauti o ad esempio con notizie fotocopia di altri. Allo stesso tempo saranno premiati i siti Internet di qualità, quelli con informazioni originali, analisi e approfondimenti».

Diversamente dalle molte altre modifiche già apportate, ma in molti casi piccole, questa novità merita un annuncio, dicono da Google, perchè influirà per circa il 12% sui risultati delle ricerche, una percentuale significativa che potrà essere apprezzata dagli utilizzatori. La modifica interessa per ora la versione Usa del motore, ma verrà presto estesa agli altri Paesi.

Anche se non dichiarato esplicitamente, l’obiettivo sembra quello di colpire i cosiddetti «content farm», come eHow e Answerbag, siti Web che pubblicano migliaia di contenuti al giorno col solo scopo di apparire più in cima possibile nell’elenco dei risultati.

L’aggiornamento dell’algoritmo, precisa Mountain View, non si basa sull’opzione introdotta la scorsa settimana sul suo browser Chrome e che consente agli utenti di bloccare siti ritenuti futili. Tuttavia,  i siti penalizzati dal nuovo algoritmo coincidono per l’84% con quelli segnalati dagli internauti.

Fonte: http://www.lastampa.it

Ferrari, Google, Coca Cola, le aziende con più commenti su Facebook

Text 100 ha realizzato in collaborazione con e.Life una ricerca per indagare come le aziende usano Facebook e come interagiscono con gli utenti italiani.
Lo studio ha preso in esame circa 200 brand italiani e internazionali e 15 categorie merceologiche e ha analizzato oltre 1.000.000 tra post, commenti e link in italiano pubblicati in wall aperti, fan page e gruppi di Facebook.
E’ stato preso in considerazione il periodo tra il 1 novembre e il 31 dicembre 2010.
I post relativi alle 10 aziende più commentate, rappresentano il 40% del totale dei commenti nel periodo analizzato.

La classifica delle aziende più commentate:
Non stupisce che nella top ten dominino multinazionali come Google, Coca-Cola, Disney (rispettivamente prima, seconda e sesta) e campioni del web come YouTube (quarta) e Yahoo (settima).
Più sorprendente il quinto posto di  MySpace ma soprattutto la presenza nelle top ten di brand italiani: Ferrari, FIAT e Mediaset, rispettivamente terza, ottava  e decima.
Ma sono anche altre le aziende del nostro paese che riescono a utilizzare con estrema efficacia sia in termini quantitativi che qualitativi lo strumento “Facebook”.
Ad esempio TIM, tra i primi nella speciale classifica di gradimento, ha ottenuto oltre 5.000 “like” a novembre e dicembre.
Segue Pupa con 4.455 “like”, che ha dimostrato anche una buona capacità di coinvolgimento sulla propria fanpage, in particolare grazie alla campagna sul “cofanetto di tuoi sogni” che nel mese di dicembre ha ottenuto centinaia di commenti. Le fan page più popolari
Solo il 25% delle aziende oggetto della ricerca possiede una fan page in Italiano e tra queste spiccano Vodafone con oltre 638.000 fan e più di 7.000 commenti, IKEA con “soli” 96.436 fan ma con ben 4.833 “like”, TIM con 165.867 fan ma oltre 5.000 “like” e 3.400 commenti e, come già detto, Pupa che spicca per numero di fan (oltre 59.000)  e di “like” (4.455) .
Lo studio ha anche valutato quali siano le fanpage più apprezzate dagli utenti e, in questa speciale classifica, che incrocia le variabili gradimento  (like/fan) e coinvolgimento (post del brand/commenti dei fan),  è Pupa a primeggiare, seguita da IKEA, TIM  e Vodafone.
Sempre a proposito di gradimento, interessante è la top five dei post che sono piaciuti di più, ovvero quelli che hanno ottenuto il maggior numero di fan: BMW primeggia con ben due post in classifica (al primo e al quarto posto), in piazza d’onore IKEA, Vodafone si inserisce con due post in terza e quinta posizione.
Dalla ricerca di Text 100 ed e.life emerge che la maggior parte dei post appare nei “wall pubblici” e non nelle fanpage delle aziende, segno che – quando si parla di social network – l’ascolto è molto importante.
Non sempre infatti le aziende più attive nella loro fanpage sono capaci di coinvolgere i fan in un dialogo a due vie.
Sono numerosi i wall in cui le aziende si limitano a pubblicare i propri messaggi, senza tenere in debita considerazione i commenti dei visitatori o quello che si dice di loro su altri wall.  Quindi quando si definiscono gli obiettivi legati a Facebook è importante non solo puntare al numero di fan ma anche darsi dei target qualitativi, ovvero in termini di coinvolgimento e gradimento.

Fonte: www.bitcity.it

Google, la ricerca non è imparziale

Un nuovo studio accusa Mountain View di manipolazione volontaria dei risultati nelle ricerche web. L’autore dello studio è consulente pagato da Microsoft, ribatte Google

Roma – Ben Edelman colpisce ancora: il professore di Harvard, già noto per le sue indagini sulle magagne dei giganti del web, e di Google in particolare, accusa di nuovo Mountain View di comportamento scorretto nei confronti della concorrenza e degli utenti. Sotto accusa in questo caso ci finisce la ricerca web, il servizio che è la base dell’impero telematico del Googleplex e che secondo Edelman verrebbe gestito in maniera niente affatto “imparziale” o matematicamente agnostica.

Edelman e colleghi hanno scoperto che gli algoritmi incaricati di fornire i risultati di una ricerca su Google presentano una classifica di link favorevole ai servizi offerti da Mountain View tre volte più spesso di quanto capiti con i siti concorrenti. Nel loro studio i ricercatori di Harvard prendono in esame keyword popolari come “mail”, “email”, “maps”, “video” e quant’altro ricavandone l’idea che il ranking è spesso e volentieri in sintonia con l’offerta di servizi web di Google.

Anche Yahoo!, assieme a Google, tenderebbe a favorire la propria bottega rispetto a quelli che al contrario risulterebbero essere i servizi realmente desiderati dagli utenti. “Tipicamente Google sostiene che i suoi risultati vengono generati da algoritmi, sono oggettivi e mai manipolati – dicono gli autori dello studio – Google chiede al pubblico di credere che gli algoritmi decidano, e che le sue partnership, le aspirazioni di crescita o i servizi connessi non influenzino i risultati. Noi dubitiamo di tutto ciò”.Edelman e colleghi sono insomma della stessa idea dell’Unione Europea, che ha deciso di mettere Google sotto inchiesta per le denunce circa l’accusa di comportamento anticompetitivo nella gestione dei risultati nelle ricerche web. I ricercatori sperano di vedere applicati agli algoritmi di ricerca gli stessi scrupoli di indagine “terze” adottati per le API e il codice di Windows.

E proprio Microsoft, stando alla risposta del portavoce di Google Adam Kovacevich allo studio, si celerebbe dietro queste nuove accuse di parzialità ai suoi algoritmi “matematicamente imparziali”. “Il signor Edelman è da lungo tempo un consulente stipendiato da Microsoft – accusa Kovacevich – quindi non sorprende che sia l’autore di un test assai prevenuto in cui il suo sponsor passerebbe mentre Google fallirebbe”.

Fonte: www. punto-informatico.it

Tu parli, lo smartphone traduce Ecco Google Conversation Mode

Si annuncia rivoluzionaria la nuova applicazione di Google per il sistema operativo Android. Il suo nome è Conversation Mode ed è stata ottimizzata di recente per consentire agli interlocutori di dialogare con persone di nazionalità diverse. Una manna dal cielo per quanti viaggiano di continuo e anche per chi di imparare le lingue proprio non ne vuole sapere. Qualche mese fa il gigante ne aveva lanciato il demo, e ora rilascia la versione definitiva. E così gli smartphone diventano una sorta di traduttore vocale istantaneo.

Il debutto del Conversation Mode arriva in occasione del primo compleanno di Google Translate, uno dei servizi mobili di Google dedicati alla traduzione multi lingua, utilizzato ogni giorno da utenti disseminati in 150 paesi differenti. Questa nuova applicazione è facile da usare, non solo in modalità vocale ma anche scritta: è stata modificata la selezione delle coppie di lingue per le traduzioni e soprattutto resa più usabile la casella di inserimento del testo. Google ha provveduto anche a ridisegnare le icone e il layout per fornire una maggiore chiarezza d’insieme.

Funziona così: si preme un pulsante sul touchscreen del dispositivo quando si vuole parlare. Dopo aver pronunciato una frase, che sarà “catturata” dal microfono dello smartphone, l’applicazione la tradurrà nel giro di pochi secondi nella lingua scelta e la riprodurrà ad alto volume. In questo modo si può tradurre un’intera conversazione.

Basta tenere aperta l’app, e il telefono diventerà la chiave per accedere a idiomi sconosciuti.

Sbaglia o no? “La modalità di conversazione è ancora in una prima fasi”, ha spiegato Awaneesh Verma, Product Manager di Google: la funzionalità non è sempre corretta al 100%, come qualsiasi metodo attuale di traduzione automatica, ma Google stessa spiega come i problemi nello sviluppo di un servizio simile siano tipici della natura del linguaggio: “Cangiante, vario e pieno di deviazioni basate su infiniti dialetti, accenti, slang o semplicemente discorsi rapidi”.

Così si lavora per migliorarne la precisione e il numero di lingue disponibili agli utenti. Attualmente infatti funziona per un numero limitato di idiomi (inglese, spagnolo, tedesco) ma la promessa è quella si estendere l’interprete automatico ad ognuno degli oltre 50 linguaggi contemplati dal servizio. Presto, ha annunciato Hugo Barra, Product Management Director di Google, diventerà il più grande traduttore simutaneo di tutti i tempi.

Se davvero il destino delle interfacce è quello di scomparire poco alla volta rendendo più diretta l’interazione tra l’uomo e la macchina, sembra questo uno dei percorsi da seguire: la voce per scrivere un messaggio, per pilotare la scelta di un programma tv, per scrivere una lettera, per intrattenere una discussione, per compiere una ricerca. Il futuro è servito.

Fonte: www.larepubblica.it

Web. Google diventa family friendly

Il progetto è frutto della collaborazione con Save the Children, Telefono Azzurro e Terre des Hommes

Google annuncia di aver creato un nuovo Centro Sicurezza Online per la Famiglia, raggiungibile al link www.google.it/sicurezzafamiglia. Il centro raccoglie suggerimenti di importanti associazioni, consigli e spunti offerti da genitori (che lavorano in Google ma non solo) così come informazioni su come usare gli strumenti di sicurezza che abbiamo sviluppato per i prodotti Google.

La rivoluzione digitale, abbracciata entusiasticamente dai più giovani, mette a dura prova i genitori, che non sempre hanno consapevolezza o competenze per educare i figli a un uso responsabile dei nuovi media, Internet e social network in testa. I nuovi strumenti presentano nuove opportunità di miglioramento del sapere e di socializzazione, ma anche nuove insidie che, per mancanza di tempo o di informazioni, molti genitori non sono attrezzati a comprendere e affrontare.

Google ha deciso di creare il Centro Sicurezza Online per la Famiglia proprio partendo da questa constatazione, suffragata dai dati di una recente indagine alla quale ha fornito il proprio contributo e che ha evidenziato come – in un campione rappresentativo di oltre 500 genitori di bambini tra gli 8 e i 13 anni – appena il 18% abbia mostrato di conoscere appieno le nuove tecnologie e di essere in grado di affiancare in modo appropriato i figli in un approccio corretto e responsabile ai media digitali.

“Dopo il lancio, oltre un anno fa, del Centro di Sicurezza YouTube e la partecipazione a numerose iniziative indirizzate ai giovani, il nostro intento con il Centro per la sicurezza online della famiglia è di ampliare e rafforzare il dialogo anche con i genitori, per aiutarli a meglio comprendere la realtà digitale nella quale si muovono quotidianamente i loro figli”, ha spiegato Marco Pancini, European Policy Counsel di Google per l’Italia.

Il Centro per la sicurezza online della famiglia è suddiviso in diverse sezioni contenenti informazioni sugli strumenti di protezione offerti da Google e consigli per genitori e ragazzi forniti in collaborazione con i tre partner dell’iniziativa. Tra i temi trattati, cyberbullismo, contenuti violenti e/o a sfondo sessuale, adescamento online, privacy. Sono inoltre disponibili un decalogo di consigli generali rivolti direttamente agli insegnanti e ai giovani utenti della Rete, nonché suggerimenti sui comportamenti da tenere nel caso in cui si sia vittime di episodi di cyberbullismo.

Un’altra sezione contiene una serie di risposte alle domande più frequenti delle categorie di utenti cui il sito si indirizza. Vi sono infine link diretti per la segnalazione di episodi di abusi e usi scorretti dei prodotti online di Google e una sezione con i video-consigli forniti dai genitori che lavorano in Google ad alti genitori preoccupati della sicurezza dei loro figli su Internet. Dall’interno del Centro Sicurezza è inoltre possibile accedere direttamente alle pagine informative sull’iniziativa “Non perdere la bussola”, promossa da Google/YouTube in collaborazione con Polizia delle Comunicazioni e Ministro della Gioventù e lanciato oggi stesso. L’iniziativa, complementare alle risorse del Centro di sicurezza online, consiste in corsi di formazione sull’uso sicuro e responsabile della rete organizzati nelle scuole medie e superiori italiane, rivolti a studenti e genitori.

Google ha poi chiesto ad alcuni genitori di condividere consigli pratici da applicare nella vita di tutti i giorni. Le tattiche che usano vanno dal fissare un limite di tempo nell’uso di Internet da parte dei ragazzi, non collocare il computer nella loro camera e controllare periodicamente la cronologia delle navigazioni  e i profili sui social network. Ciascuno ha la propria idea, non esiste qualcosa come la risposta giusta o la risposta sbagliata.

Il nuovo Centro per la sicurezza online della famiglia, infine, offre informazioni su come utilizzare gli strumenti di sicurezza incorporati nei nostri progetti, quali SafeSearch e la Modalità di protezione di YouTube, che possono aiutare a controllare i contenuti che i ragazzi possono trovarsi davanti. I controlli della condivisione dei contenuti in YouTube, Picasa, Blogger e altri prodotti assicurano che video, foto e blog siano condivisi solo con le persone giuste. Inoltre, è stata creata una sezione su come gestire le funzioni di geolocalizzazione su dispositivi mobili.

Fonte: www.vita.it

Facebook mette la freccia Nel 2010 più visitatori di Google

Facebook batte Google e si afferma come il sito più visitato negli Stati Uniti nel 2010. Intanto intorno al social network si sta per aprire un nuovo capitolo della battaglia legale che si protrae da anni tra i gemelli Winklevoss, che avrebbero avuto l’idea da cui poi nacque Facebook, e il suo fondatore Mark Zuckerberg.

Il social network, secondo uno studio di Experian Hitwise, ha scalzato il motore di ricerca al primo posto della classifica dei portali più visitati negli Usa nell’anno appena concluso: fra gennaio e novembre Facebook è stato visitato dall’8,93% dei navigatori contro il 7,19% di Google.com. Mountain View supera però Facebook se vengono inclusi nel conteggio tutti i siti che fanno capo a Google, fra i quali quali Youtube e Gmail. In questo caso infatti Google è stato visitato dal 9,85% dei navigatori. Il terzo posto va in ogni caso a Yahoo! con l’8,12% dei navigatori.
I problemi per Facebook arrivano invece sul fronte legale. Tyler e Cameron Winklevoss ci ripensano. E puntano a un annullamento dell’accordo raggiunto in precedenza con il sito web, dichiarandosi pronti ad aprire un nuovo capitolo della battaglia legale intorno al social network che si protrae da anni. I gemelli Winklevoss, che accusano Mark Zuckerberg di aver rubato l’idea originale per la creazione di Facebook e che hanno patteggiato un accordo che li ha portati a incassare 20 milioni di dollari in contanti e 45 milioni di dollari di azioni Facebook, ritengono di essere stati ingannati: l’intesa – riporta il New York Times – non rispecchia il valore reale del social network e la somma ricevuta è troppo ridotta.
Il mese prossimo i gemelli Winklevoss potrebbero chiedere alla corte d’appello federal di San Francisco l’annullamento del precedente accordo così da poter riprendere l’azione legale avviata nel 2004. E insistono: non è una questione di soldi ma di principio. Una differenza di valore c’è senza dubbio, secondo alcune stime infatti l’attuale valore dell’accordo sarebbe pari a 140 milioni di dollari. «Il principio è loro non si sono battuti correttamente. Il principio è che Mark ha rubato l’idea» spiega Tyler Winklevoss. A complicare ulteriormente la vicenda è il fatto che i gemelli Winklevoss sono in guerra anche con gli avvocati che li hanno portati ad accettare il patteggiamento. Un giudice di recente ha stabilito che i gemelli devono versare ai legali una commissione del 20%, ovvero 13 milioni di dollari. Il risultato è che i soldi ricevuti dall’accordo del 2008 sono attualmente bloccati in un conto corrente. «Mark è dove è perchè noi lo abbiamo incluso nel nostro progetto» aggiungono.
Una nuova battaglia legale presenta rischi sia per i gemelli Winklevoss sia per Facebook, la cui posta in gioco è elevata: se il giudice decidesse di annullare l’accordo, la società dovrebbe decidere se patteggiare un’intesa più ricca o se andare al processo. I gemelli Winklevoss potrebbe arricchirsi di più oppure perdere tutto.
La disputa è datata 2003, quando Zuckerberg, i due gemelli e Divya Narendra erano a Harvard e Zuckerberg si è offerto di aiutarli a creare il programma Harvard Connection. Zuckerberg – denunciano i gemelli – avrebbe ritardato il lavoro e si sarebbe mostrato evasivo nel rispondere alle pressioni. Nel febbraio 2004 Zuckerberg ha lanciato The Facebook, fra l’irritazione dei suoi compagni che hanno subito avviato una causa.

Fonte: www.lastampa.it

Google svela le parole più cercate dagli italiani

Facebook e YouTube le parole più cercate dagli italiani nel 2010: Google Zeitgeist torna a disegnare il profilo dei nostri interessi

Torna l’appuntamento annuale con i termini più cercati su google.it, le parole rivelatrici dello “spirito dei tempi” nel Bel Paese, ora consultabili all’indirizzo google.com/zeitgeist2010. Lo Zeitgeist italiano 2010 di Google rivela la voglia di condividere e socializzare in rete, scambiarsi video e opinioni su Facebook e YouTube, creare nuovi contatti con la chatroulette, usare il web come un’ulteriore opportunità di espressione e comunicazione.

Non mancano naturalmente i tormentoni, le celebrità e gli eventi mediatici che ci hanno emozionato, incuriosito, divertito in una navigazione lunga un anno: dal waka waka al super kolossal Avatar, dall’eccentrica Lady Gaga all’idolo dei teenager Robert Pattinson, da Belen Rodriguez al nostro Marco Mengoni. E’ questo il mood tracciato da Google Zeitgeist 2010, la summa degli stili di vita e delle curiosità della comunità italiana che quotidianamente si rivolge a google.it.

C’è chi va su e chi va giù…dalla top ten di Google emerge un quadro variegato delle passioni che dominano l’immaginario degli italiani, mettendo in luce soprattutto interessi, preferenze e trend culturali del 2010, ma anche le voci “emergenti” e le espressioni vive della nostra società che sono cresciute rispetto al 2009.

Nei nostri pensieri, si sa, c’è sempre il calcio e ci confermiamo grandi appassionati di un evento internazionale come i Mondiali che avvince milioni di internauti. E, ancora, siamo sempre amanti della buona cucina e, dal dolce al salato, le ricerche soddisfano tutti i gusti: dai sapori rustici del casatiello al piacere fruttato del tiramisù alle fragole.

Ma la curiosità di noi italiani va anche verso tutto ciò che è gossip, attualità ma anche cronaca: Sarah Scazzi, Taricone, la Mondaini sono alcuni dei nomi più cercati insieme alle ultime notizie dal mondo del cinema, della musica e dello spettacolo. Ma non c’è solo questo: gli italiani si dimostrano anche molto attenti ai principali temi d’interesse comune a taglio economico-sociale, seguendo attentamente argomenti seri e di forte impatto sulla vita quotidiana quali la manovra finanziaria.

Fonte: www.datamanager.it

Catturato l’uomo che ha ingannato Google

Il gestore del sito di ecommerce DecorMyEyes verrà processato per frode postale e telematica. Oltre che per cyberstalking nei confronti dei suoi adirati clienti. Il suo sito era riuscito a sfruttare una vulnerabilità del search in G

Roma – “Date un’occhiata a questa trovata pubblicitaria. Wow, siamo famosi”. Così un micropost apparso alla fine di novembre su Twitter, pubblicato dal sito di ecommerce statunitense DecorMyEyes. Un cinguettio a cui è seguito un link, ad un articolo del New York Times che aveva fatto luce su un curioso schema truffaldino organizzato dal gestore Vitaly Borker. Il suo entusiasmo in 140 caratteri non è però durato nemmeno una decina di giorni.

Un nuovo articolo del quotidiano a stelle e strisce ha infatti annunciato l’arresto dell’uomo da parte delle autorità federali. Il trentanovenne Vitaly Borker sarà processato in primis per frode, sia a mezzo posta elettronica che telematica. La principale attività di business del sito DecorMyEyes consiste nella vendita online di occhiali firmati, tutti rigorosamente contraffatti. Borker rischierebbe ora fino a 20 anni di carcere per ciascuno dei due capi d’accusa.

Ma il cittadino newyorchese verrà processato anche per minacce agli utenti e cyberstalking, avendo risposto in modo decisamente sgarbato a tutti quei clienti che si erano sentiti raggirati dal sito. Borker aveva trasformato le opinioni negative dei suoi clienti in una sorta di vanto, sfruttando una vulnerabilità nel meccanismo di ranking del motore di ricerca di Google. In sostanza, peggiori erano le recensioni, meglio si piazzava il sito DecorMyEyes nei risultati di ricerca del search engine.

Il caso era giunto all’attenzione del quartier generale di Mountain View, portando una squadra di tecnici ad elaborare un nuovo algoritmo capace di far precipitare il ranking di tutti quei siti di ecommerce non visti di buon occhio dagli utenti. Borker – qualora venisse condannato – rischierebbe fino a 5 anni per aver mandato tranquillamente a quel paese i consumatori a stelle e strisce. Totalizzando così un mezzo ergastolo.

Fonte: http://punto-informatico.it

Google Editions è imminente

Partirà entro la fine dell’anno Google Editions, il negozio virtuale destinato alla vendita di eBook e giornali elettronici che andrà a completare l’offerta del motore di ricerca di Mountain View nel settore dell’editoria digitale. L’imminenza del lancio è stata confermata da Jeannie Hornung in qualità di portavoce di Google.

Editions sarà disponibile inizialmente solo negli Stati Uniti mentre per il lancio in Europa ed Asia bisognerà attendere la primavera del 2011. A differenza dei servizi concorrenti, Editions non prevede il download dei contenuti acquistati che invece resteranno disponibili sui server Google e saranno accessibili da qualsiasi dispositivo dotato di un browser web. Il motto scelto dall’azienda per sottolineare questa filosofia è “buy anywhere, read anywhere” (acquista ovunque, leggi ovunque).

L’assenza del download, se da una parte può penalizzare gli utenti che non dispongono di una connessione permanente, dall’altra avrà due importati vantaggi. Anzitutto la formula si presta in maniera ottimale per la diffusione di quotidiani e periodici la cui consultazione avviene di solito di numero in numero. In secondo luogo la permanenza sui server Google dei contenuti dovrebbe ridurre le preoccupazioni degli editori per la copia non autorizzata delle loro opere.

Fonte: www.azpoint.net

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